La Riforma Cartabia e il ruolo dello psicologo

Verso una giustizia che sa ascoltare

 

Negli ultimi anni la giustizia italiana ha vissuto un cambiamento profondo con l’entrata in vigore della Riforma Cartabia (28 febbraio 2023).

Il suo obiettivo è chiaro: rendere i processi più rapidi, efficaci e vicini alle persone.

In questa trasformazione, lo psicologo assume un ruolo nuovo e più centrale. Non è più solo un tecnico chiamato a fornire un parere, ma un professionista che partecipa attivamente a costruire una giustizia capace di ascoltare, comprendere e ricomporre.

Come ha sottolineato la Ministra Marta Cartabia “la giustizia non è solo un luogo di decisione, ma anche di incontro e di cura delle relazioni”.

È in questo spazio che la psicologia può offrire il suo contributo più autentico.

Uno degli ambiti in cui la presenza dello psicologo diventa fondamentale è la mediazione familiare e civile.

Qui il suo compito è aiutare le persone a ritrovare un canale di dialogo, anche quando la comunicazione sembra ormai interrotta.

Lo psicologo facilita l’ascolto reciproco, sostiene l’espressione dei vissuti emotivi e aiuta le parti a riconoscere i propri bisogni e quelli dell’altro, per giungere a soluzioni condivise e sostenibili nel tempo.

La mediazione non è solo uno strumento giuridico, ma anche un’occasione di crescita personale e relazionale: un modo per ricucire legami e restituire alle persone la possibilità di capirsi e decidere in modo più consapevole.

Tra gli aspetti più significativi della Riforma, spicca il diritto del minore ad essere ascoltato in tutti i procedimenti che lo riguardano (art. 473-bis.4 c.p.c.).

Ascoltare un bambino o un adolescente non significa semplicemente “sentire la sua voce”, ma creare le condizioni perché possa esprimersi in un contesto di sicurezza emotiva e fiducia.

Lo psicologo ha il compito di rendere possibile questo incontro: traduce il linguaggio giuridico in parole comprensibili, adatta le modalità di ascolto all’età e al livello di maturità del minore, e accompagna, quando necessario, anche i genitori in percorsi di maggiore consapevolezza.

Ridurre la conflittualità familiare e restituire ai figli un clima relazionale più stabile è, di fatto, un atto di tutela.

Nel valutare la capacità di discernimento – cioè la possibilità per il minore di comprendere la situazione e di esprimere un’opinione autonoma – lo psicologo osserva diversi aspetti: il livello di sviluppo cognitivo e linguistico, la capacità di distinguere realtà e fantasia, la coerenza del racconto, la consapevolezza emotiva, il grado di autonomia di pensiero e il contesto relazionale in cui vive.

In questo senso, lo psicologo diventa garante della qualità relazionale del processo giudiziario, assicurando che la voce del minore sia accolta con competenza e rispetto.

La consulenza tecnica: nuove competenze, nuovo sguardo

La consulenza tecnica d’ufficio (CTU) e di parte (CTP) rimane uno dei principali ambiti di intervento dello psicologo giuridico.

Con la Riforma Cartabia, però, questo ruolo si arricchisce di nuove responsabilità.

Oggi si chiede al consulente non solo di valutare, ma di comprendere il sistema delle relazioni familiari, individuando fattori di rischio e di protezione e offrendo indicazioni che aiutino il giudice nella ricerca di soluzioni realmente tutelanti per i minori e le famiglie.

La creazione dell’Albo Nazionale dei CTU e i nuovi requisiti di iscrizione (esperienza continuativa, formazione costante, competenze specialistiche) vanno nella direzione di una maggiore qualità e trasparenza del lavoro peritale.

Lo psicologo è chiamato a redigere relazioni chiare, distinguendo i fatti osservati dalle interpretazioni e dalle valutazioni cliniche, a garanzia dell’affidabilità e dell’etica professionale.

Un’altra novità importante è la nascita del Tribunale per le persone, i minorenni e le famiglie, che introduce un rito unico e un giudice unico per tutte le questioni familiari.

Questo cambiamento permette una maggiore coerenza nelle decisioni e una visione integrata del sistema familiare, evitando la frammentazione dei procedimenti e favorendo un approccio più unitario e comprensivo alle dinamiche relazionali.

La Riforma introduce anche la giustizia riparativa, un approccio che punta alla ricomposizione del danno attraverso il dialogo tra autore, vittima e comunità.

In questo percorso, lo psicologo svolge un ruolo prezioso: facilita la comunicazione, accompagna le persone nel riconoscimento delle emozioni e sostiene processi di consapevolezza e responsabilità.

È un lavoro che richiede sensibilità, equilibrio e fiducia nella possibilità del cambiamento.

 

La Riforma Cartabia rappresenta una sfida e un’opportunità per la psicologia.

Richiede ai professionisti di aggiornare le proprie competenze, di dialogare con il linguaggio del diritto e di mantenere, al tempo stesso, uno sguardo profondamente umano.

Lo psicologo non è più solo un esperto chiamato a valutare, ma un ponte tra la giustizia e la persona, un facilitatore di ascolto, di comprensione e di ricomposizione.

In questo nuovo scenario, la giustizia può davvero diventare un luogo di incontro tra competenza, umanità e speranza.

 

Laura