La Meraviglia del Cambiamento

«Meravigliarsi di ogni cosa è il primo passo della ragione verso la scoperta» Luis Pasteur

Anche quest’anno a settembre si è svolto a Sarzana il festival della mente, un festival europeo che, arrivato alla sua XX edizione, promuove creatività e la nascita di idee, attraverso la condivisione di saperi, legati tra loro da un fil rouge che per il 2023 è stato il tema della Meraviglia.

Massimo Recalcati, all’interno di questa cornice, ci conduce in un viaggio attraverso il tema del lutto e della perdita, sino ad approdare al concetto di nostalgia, in tutta la sua complessità.

La parola nostalgia, ci dice, deriva dall’unione di due parole greche: Nostos e Algos.

Nostos – il ritorno, Algos – il dolore: dolore del ritorno, il dolore dell’impossibilità del ritorno.

Possiamo guardare alla nostalgia come rimpianto, quando pensiamo che ciò che abbiamo perso sia insostituibile. E a volte così insostituibile che il passato viene idealizzato, provocando così una paralisi della propria vita, che rimane fedelmente ancorata a ciò che non c’è più.

E così aumentano le difficoltà a separarci da ciò che non è più con noi.

Ma questa è l’unica rappresentazione della nostalgia?

O la nostalgia può essere pensata come forma radicale di gratitudine?

Massimo Recalcati propone un cambio di prospettiva e per farlo ci conduce attraverso la metafora incarnata dell’opera “A lume spento” di Claudio Parmiggiani.

Di quest’opera colpisce la luce sul profilo della statua, la cui sorgente è spenta. C’è un lume spento che emana luce: qualcosa che pensavamo fosse morto, è ancora vivo.

Ed è così che la nostalgia assume un’altra forma, la forma della gratitudine.

E’ la luce che arriva dalla “stella morta”. Noi possiamo custodire dettagli di una luce spenta, che però generano luce che irradia sul nostro futuro. La gratitudine può essere in questo.

Questo intervento propone una straordinaria visione divergente rispetto a quanto comunemente associato al senso della perdita e richiede di uscire da un binario conosciuto.

In psicoterapia sistemica, l’utilizzo dei metodi analogici diviene strumento per l’elaborazione dell’esperienza traumatica e favorisce nel paziente la possibilità di rileggere con un’altra lente eventi problematici della vita, in un’ottica trasformativa.

Trovare la luce dove luce non c’è, riconoscendo la presenza nell’assenza.

Attraverso la decostruzione e la ricostruzione dell’esperienza vissuta si può giungere così alla possibilità di modificare il proprio punto di vista lasciando spazio a nuovi orizzonti e aprendoci alla meraviglia del cambiamento.

Laura

https://www.festivaldellamente.it/it/evento-n-26-23/