Fine lavori prevista

 

Davanti a casa stanno costruendo un palazzone.

Grigio. Impertinente.

Dicono che diventerà uno studentato.

È comparso lentamente, un piano dopo l’altro. Prima ha nascosto un pezzo di montagne. Poi i treni che si vedevano passare in lontananza. Adesso, al tramonto, il salotto non è più aranciato e caldo come prima.

L’altra sera mio marito, quasi distrattamente, ha detto: “questo palazzo ci sta togliendo il cielo”. E ha proprio ragione.

Da allora faccio fatica a guardare quel cantiere con simpatia.

In generale, del resto, i cantieri non stanno molto simpatici a nessuno.

Fanno rumore. Deviano il traffico. Complicano percorsi che fino al giorno prima sembravano semplici.

Eppure c’è una frase che continuo a leggere sul cartello.

Fine lavori prevista.

Mi colpisce ogni volta.

Per la sicurezza con cui viene esposta.

Come se qualcuno sapesse davvero cosa succederà nei prossimi mesi.

Come se il futuro fosse una faccenda organizzabile.

Come se bastasse una data per tenere insieme tutto quello che, nel frattempo, viene smontato.

Perché questo è il punto dei cantieri.

Mentre costruiscono qualcosa, stanno anche facendo sparire qualcos’altro.

Un pezzo di panorama.

Una strada.

Un’abitudine.

Un riferimento.

Il progetto futuro è sempre molto visibile.

Quello che si perde lo è molto meno.

Forse è per questo che le città ci somigliano.

Cambiano continuamente forma, ma non aggiungono soltanto.

Sostituiscono.

Rinunciano.

Dimenticano.

Per fare spazio a qualcosa di nuovo, lasciano andare qualcosa che c’era prima.

A volte è un buon affare.

A volte no.

Più spesso, entrambe le cose insieme.

Forse è questo che trovo curioso nella scritta “fine lavori prevista”.

L’idea che una trasformazione possa avere una data precisa.

Come se, arrivati a quel giorno, fosse possibile fare un bilancio definitivo.

Guadagno da una parte.

Perdita dall’altra.

Conti chiusi.

Ma le città non funzionano così.

Ci si abitua a un edificio che all’inizio sembrava fuori posto.

Si continua a rimpiangere una vista che non tornerà.

Si scoprono possibilità nuove.

Si conserva una piccola nostalgia.

Tutto contemporaneamente.

Forse nemmeno le trasformazioni più importanti funzionano diversamente.

Non finiscono davvero.

Continuano a ridefinire il paesaggio molto tempo dopo la data prevista.

A volte, senza che ce ne accorgiamo, ci cambiano perfino il cielo.

 

Marianna

P.S. Mentre  leggi l’articolo, ti suggerisco questa didascalica colonna sonora! 🙂

il-cielo-su-torino-Subsonica